La Regione Friuli Venezia Giulia, con la delibera 134 del 03 febbraio 2022, ha introdotto delle deroghe temporanee sull’assunzione del personale sanitario che valgono anche per le le strutture sociosanitarie accreditate e convenzionate con il Sistema Sanitario Regionale. In particolare, spiega la delibera, “è consentito l’impiego di professionisti sanitari, anche tra i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea purché titolari di un permesso di soggiorno che consenta di svolgere attività lavorativa, che siano in possesso di: a) titolo di studio conseguito in un Paese non appartenente all’Unione Europea con traduzione asseverata in italiano; b) iscrizione ad un Ordine o Albo professionale del Paese di provenienza con traduzione asseverata in italiano; c) dichiarazione di valore rilasciata dall’Autorità diplomatica o consolare italiana presente nello Stato dove è stato rilasciato il titolo, finalizzata a verificare che il titolo stesso soddisfi le direttive UE”. Questa risulta essere la situazione fino al 31 dicembre 2026 ma secondo gli ordini professionali dei Medici Chirurgi e degli Odontoiatri manca chiarezza per gli operatori e sicurezza per i cittadini. In sostanza non si ha la certezza assoluta che i medici provenienti da fuori Unione Europea siano in possesso dei regolari titoli di studio, di esperienza maturata sul campo, di sufficiente conoscenza della lingua italiana e di idoneo casellario giudiziario. A parlare apertamente sono diversi presidenti dell'Ordine fra cui quello di Trieste e quello di Gorizia che è anche presidente regionale. Il presidente regionale, dott. Albino Visintin, solleva numerose problematicità: manca un riconoscimento formale dei medici extra UE da parte del Ministero della Sanità; emergono forti dubbi sulla loro competenza e sulla loro conoscenza della lingua italiana. Fino a prima di questa situazione venivano fatti dei colloqui e dei test proprio per verificare questi requisiti da parte degli aspiranti medici stranieri. La "radiografia del collo dell’utero” a un uomo sulla sessantina, con buona probabilità senza cervice, ma con un trauma cervicale da incidente stradale. Uno “studio radiografico della mamma cosciente”, qualsiasi cosa questo significhi, per una paziente con un dito malconcio. Sono stralci di alcune delle segnalazioni arrivate all’orecchio dei sindacalisti sugli scivoloni linguistici in italiano che sarebbero stati fatti nei referti compilati durante alcuni dei turni coperti nei mesi estivi da medici esterni di origine sudamericana, forniti da una società privata all’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale al Pronto soccorso di Latisana (Ud), per far fronte alla carenza di personale e mantenere aperto il servizio.
Inoltre, i medici argentini come di altre nazionalità extra UE, non hanno alcuna contribuzione ENPAM (organismo di previdenza del personale medico). Non è dato sapere il casellario giudiziario di questi medici che potrebbero aver conseguito delle condanne nei loro Paesi sanate a livello giudiziario ma non deontolgico, oppure potrebbero commettere in Italia comportamenti non idonei ma impossibili da censurare deontologicamente da parte dell'ordine, non essendo iscritti. Alcuni medici extra Ue, prosegue il dott. Visintin, arrivati in Friuli Venezia Giulia esercitano senza essere iscritti agli appositi albi o elenchi italiani, la professione di odontoiatra, campo in cui non mancano assolutamente medici e, anzi, tutto serve tranne una concorrenza sleale in termine di tariffe. In Calabria e in Campania, ad esempio, i medici arrivati da Cuba sono stati impiegati solo nella medicina di urgenza e nei Pronto Soccorso, ma non in tutti i settori del pubblico e del privato. Per poter rilasciare un certificato di malattia il medico deve poter accedere al sistema Inps con relativo codice di sistema, cosa che ovviamente chi non è iscritto all'albo dei medici italiano non può fare. Altra figura che, Ordine dei medici e Dirigenti delle Strutture Complesse di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro, vedono come terreno vietato per i volenterosi medici sud americani, arrivati in massa in Friuli Venezia Giulia, è quella del medico competente. Secondo il presidente provinciale di Trieste dell'Ordine dei Medici, dott. Cosimo Quaranta: “Tutte le normative post-covid, quelle cosiddette emergenziali, fanno genericamente riferimento a figure specialistiche. A quanto mi è dato sapere, però, non esiste nessuna specifica normativa riguardante i medici competenti, che sono figure specializzate in medicina del lavoro”. Esisite, a riprova, uno specifico portale del Ministero della Salute, in cui si può verificare se un medico fa parte o meno dell'elenco dei medici competenti riconosciuti. Secondo il direttore dell'ordine dei medici di Gorizia “nel caso di un medico argentino, per ricoprire la figura specialistica di medico competente è obbligatoria l'iscrizione all'ordine dei medici e all'elenco ministeriale dei medici competenti”. Ciò che emerge, e che approfondiremo nei prossimi post, è l'esistenza in Friuli Venezia Giulia, di un vero e proprio sistema di arruolamento continuo di medici argentini, specialmente dopo l'emergenza Covid e il loro impiego in strutture privatistiche spesso collegate fra di esse, oltre che di progetti legati alla medicina del lavoro.



