nuova immagine formato copia

Tutti i diritti riservati.

SI VOCIFERA CHE POTREBBE ESSERCI MATTEO RENZI DIETRO L'ASCESA AL GIORNALE DI TOMMASO CERNO

2025-11-28 08:47

author

SI VOCIFERA CHE POTREBBE ESSERCI MATTEO RENZI DIETRO L'ASCESA AL GIORNALE DI TOMMASO CERNO

ANTONIO ANGELUCCI E' DA ANNI LEGATO A MATTEO RENZI DA UNA PROFONDA AMICIZIA E DA UN DEBITO DI RICONOSCENZA

Nel maggio 2016, Antonio Angelucci, deputato assenteista di Forza Italia e patron di Libero, aderì al partito dei riformisti renziani. Quelli che s’adoperavano per il sì al referendum costituzionale di ottobre e defenestrò Maurizio Belpietro, che per il commiato firmò un manifesto contro la scomparsa del bicameralismo e la deriva autoritaria di Matteo Renzi. L’editore quindi cacciò Belpietro, direttore ostile alle riforme, dopo che Lotti aveva sbloccato i fondi e rateizzato il debito di Angelucci. Alla festa degli 80 anni di Angelucci erano presenti Matteo Salvini e un bel po’ del governo di Giorgia Meloni oltre alla Premier arrivata giusto un attimo proprio all’inizio quasi per non farsi vedere, per una “toccata e fuga”. Niente parole scambiate, non si è trattenuta più di tanto. Tutto molto formale. Unico presente in quota centrosinistra Matteo Renzi (meno loquace del solito) oltre all’ex tesoriere PD Ugo Sposetti, ultimo esponente delle tradizioni politiche della prima Repubblica. A proposito: il catering era curato dal genero di Gianni Letta: l’eterno. a Roma, la lussuosa villa del deputato Antonio Angelucci ha ospitato un evento che ha riunito oltre 200 ospiti illustri, tra cui membri del governo e importanti figure della politica e dell’imprenditoria italiana. La celebrazione, organizzata per il suo 80° compleanno, è stata un’occasione per ripercorrere le tappe della carriera di Angelucci, noto anche come “Tonino” tra gli amici più stretti, e consolidare rapporti nell’ambiente politico e sanitario.

La serata era iniziata con la proiezione di un video che raccontava l’ascesa di Angelucci, partito da Sante Marie, un piccolo paese abruzzese, e arrivato a Roma con grandi ambizioni. Il video, proiettato su un maxi schermo all’ingresso della villa, mostrava il suo percorso dagli umili inizi come commesso in una farmacia e portantino all’ospedale San Camillo, fino alla costruzione di un vero e proprio impero nella sanità privata, con 24 cliniche, oltre 3.000 dipendenti e un fatturato che supera i 230 milioni di euro.

Tra gli ospiti di rilievo, come detto, non sono mancati il ministro Matteo Salvini, accompagnato dalla compagna Francesca Verdini, figlia di Denis, amico di lunga data di Angelucci. Alla festa erano presenti anche i ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Orazio Schillaci, responsabile del Ministero della Salute, un chiaro riferimento al settore in cui il festeggiato ha costruito il suo successo. La presenza di Schillaci e di altre figure legate al mondo della sanità, come il governatore del Lazio, Francesco Rocca, e Andrea Urbani, direttore della Direzione Salute, ha evidenziato l’importanza delle connessioni di Angelucci in questo ambito. L’evento, curato in ogni dettaglio, ha visto i tavoli disposti intorno a quello centrale riservato al festeggiato e alla sua famiglia, con ognuno dei tavoli decorati con il nome di un diverso monumento, simbolo del legame tra la città e la carriera di Angelucci. La festa non si è limitata a celebrare l’80° compleanno di Angelucci, ma ha rappresentato anche un momento per consolidare la sua “dinastia”, con un’atmosfera improntata a rinsaldare alleanze e rapporti tra i presenti. Nonostante la natura bipartisan dei suoi affari, Angelucci ha evitato di coinvolgere esponenti del Campidoglio, dando invece spazio a Mario Baccini, sindaco di Fiumicino, e Pino Musolino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale.

Un compleanno che ha celebrato non solo la vita e la carriera di Antonio Angelucci, ma anche il potere delle connessioni costruite in decenni di attività politica e imprenditoriale, confermando ancora una volta la centralità della sua figura nel panorama della sanità e della politica italiana. Ma torniamo ai giorni nostri. Passi Vittorio Feltri, cui è data licenza di polemizzare con tutti, non ultimo i malcapitati di Forza Italia che gli hanno dato dell’anziano. Però tra Alessandro Sallusti, Mario Sechi e Daniele Capezzone non solo è un continuo segnare il territorio delle rispettive testate, il Giornale e Libero, ma anche un malmostoso quanto riservato rinfacciarsi i non proprio idilliaci risultati in edicola. Che, a essere oggettivi e a guardare i numeri, penalizzerebbero più di tutti Libero. Del resto, stando sempre tutti in televisione, è un miracolo che i giornali riescano quotidianamente a uscire. Si dirà che anche Cerno non lesina le sue apparizioni sul piccolo schermo, ma per Angelucci l’ex deputato piddino voluto da Matteo Renzi che fu per poco tempo alla guida dell’Espresso, ha il giusto quid. Forse l’imprenditore romano che vorrebbe comprarsi tutta l’editoria italiana sa che per diventare un brillante corifeo della destra bisogna avere un passato di sinistra. E proprio per questo stretto legame fra Cerno e Matteo Renzi e il debito di riconoscenza di Angelucci verso Matteo Renzi per lo sblocco dei fondi all'editoriale di Libero assieme alla rateizzazione del debito, si vocifera che a mettere una buona parola per il prossimo direttore de Il Giornale sia stato proprio l'ex premier fiorentino.

 

Pubblichiamo qui di seguito un articolo di un'autorevole giornale apparso nel 2016, durante il governo Renzi:

Antonio Angelucci, deputato assenteista di Forza Italia e patron di Libero, s’è appena iscritto al partito dei riformisti renziani. Quelli che s’adoperano per il sì al referendum costituzionale di ottobre. Ha defenestrato Maurizio Belpietro, che per il commiato ha firmato un manifesto contro la scomparsa del bicameralismo e la deriva autoritaria di Matteo Renzi. Ora il quotidiano Libero è schierato per il sì. Angelucci non s’è ispirato né a Piero Calamandrei né a Giuseppe Dossetti, ma ha scoperchiato un movente fin troppo palese: il denaro.
E per il denaro, all’ex portantino dell’ospedale San Camillo che domina la sanità privata laziale, conviene rinsaldare il legame con Denis Verdini e con Luca Lotti. Abruzzese classe ’44, occhiali dai vetri fumé, collezionista di Ferrari, la carriera di Angelucci mescola cliniche e giornali con la Tosinvest. Per la proprietà incrociata di Libero e del Riformista, come contestato dall’Autorità garante per le comunicazioni, la finanziaria Tosinvest s’è trascinata un contenzioso milionario con lo Stato.
Per l’esattezza, con il Dipartimento per l’editoria che delibera i contributi pubblici. L’ufficio di Palazzo Chigi che rientra fra le deleghe del sottosegretario Luca Lotti. Già cinque anni fa, il governo ha sospeso la doppia erogazione, poi la Tosinvest ha ceduto il Riformista per dirimere il conflitto, ma sono rimasti 15,7 milioni di euro che Angelucci non poteva incassare e doveva restituire.
Dopo ricorsi, appelli e fragili mediazioni, lo scorso settembre, assistito dall’Avvocatura dello Stato, Luca Lotti ha concesso una rateizzazione decennale al gruppo di Angelucci: 1,5 milioni di euro con gli interessi ammassati sull’ultimo pagamento, previsto nel 2025. Così l’impresa editoriale di Angelucci, che controlla pure il Tempo di Roma, ha scongiurato il fallimento.
Poiché Libero riceve ancora il sussidio statale ripristinato con l’avvento dell’esecutivo renziano (3,5 milioni di euro liquidati a dicembre), la Tosinvest ha attutito, senza conseguenze venefiche, il debito con lo Stato. Non è finita. Perché l’ultima buona notizia è di qualche giorno fa, riguarda i contribuiti relativi agli anni 2011 e 2012, circa 8 milioni di euro che Angelucci rivendica.
Il Consiglio di Stato ha risolto la questione con una sentenza, ancora da notificare, che non dispiace né al governo né all’ex portantino: il 2011 non verrà saldato, ma per il 2012 a Libero spettano 4 milioni di euro.
Quest’elenco di fatti e cifre spiega perché per l’ex portantino sia prezioso il rapporto con il giovane e scafato Lotti. E poi c’è Verdini, che dall’esordio a Palazzo Madama è un riferimento politico di Angelucci. Per il fondatore di Ala, il movimento che soccorre il governo renziano e coordina le strategie per il sì al referendum, Angelucci è più di un munifico imprenditore: è un generoso amico e, soprattutto, un creditore.
Per salvare il patrimonio di famiglia, l’editore di Libero ha prestato 8 milioni di euro a Verdini e poi è subentrato all’ipoteca del Credito Fiorentino, la banca che lo stesso senatore di Ala ha guidato per vent’anni. Verdini è l’ideologo del “partito della nazione” – tutti dentro assieme a Renzi – e adesso plasma “il giornale della nazione”.

renzi.jpegverdini.jpegange.jpeg
espo.jpeg