PREMESSE POLITICHE E ORGANIZZATIVE
La celebrazione del prossimo congresso regionale non può ridursi a un adempimento formale, ma deve rappresentare il momento di una verifica politica seria, franca e non eludibile sullo stato di Forza Italia in Friuli Venezia Giulia.
Se a livello nazionale il partito dimostra vitalità e centralità, sul piano locale non può più essere taciuta una prolungata fase di indebolimento politico e organizzativo, che ha progressivamente ridotto la capacità del partito di rappresentare i territori, valorizzare la propria classe dirigente e costruire consenso in modo largo e credibile.
Tale situazione appare ancor più grave alla luce di tre circostanze politiche precise.
1) In primo luogo, si ricorda che la linea nazionale ha chiaramente indicato, alla prima occasione di un congresso regionale, l’obiettivo di giungere all’elezione del segretario in modo unitario.
2) In secondo luogo, va evidenziato che nel Direttivo congiunto provinciale e comunale di Udine del 25.05.2026 il vice segretario Riccardo Riccardi ha pubblicamente rappresentato la disponibilità ad avviare un percorso verso un congresso unitario. Tale orientamento è stato condiviso anche da altri dirigenti di partito e dalla nostra rappresentanza presente all’incontro. Tuttavia, appena due giorni dopo, senza alcuna preventiva comunicazione dei vertici regionali del partito, abbiamo appreso dal sito internet di Forza Italia della convocazione congressuale, senza che gli stessi avessero nel frattempo dato luogo a un reale percorso di condivisione politica con tutti i soggetti coinvolti, in evidente contrasto con quanto affermato e lasciato intendere nel corso del Direttivo congiunto.
3) In terzo luogo, è stato più volte da noi cercato un momento di incontro con la segretaria regionale, proprio per verificare concretamente la possibilità di un percorso unitario; tali richieste, animate da spirito di responsabilità e da una volontà dichiarata di costruire una sintesi politica, non hanno trovato alcuna disponibilità al confronto.
Da ciò deriva una conclusione politica inequivocabile: la prospettiva unitaria è stata evocata, ma non praticata. L’apertura formale non è stata accompagnata da una volontà di costruire un percorso condiviso.
Era e rimaneva preciso onere della Segretaria uscente promuovere la massima condivisione, ricercare attivamente l'unità del partito e farsi garante di un percorso realmente inclusivo. Questo dovere è stato invece eluso, preferendo la strada del fatto compiuto e della chiusura.
A fronte di due modi profondamente diversi di intendere il Partito — l'uno arroccato nella conservazione e l'altro aperto alla partecipazione — questo gruppo intendeva proporre una propria candidatura volta al reale rinnovamento, con l’auspicio di trovare, in modo costruttivo e con senso di responsabilità, una comune mediazione.
Per questa ragione, il presente documento non viene più offerto come base per una generica composizione unitaria, bensì come puntuale rilievo di una responsabilità politica in capo ai vertici regionali, a tutela dell'intera comunità militante e dei territori, che in questi anni hanno continuato a presidiare il partito nonostante un progressivo svuotamento del confronto interno.
È necessario rimarcare che Forza Italia in FVG ha progressivamente smarrito la propria spinta propulsiva, riducendosi a una gestione priva di collegialità. L’isolamento dai territori, la mancata valorizzazione della base, la debolezza del dibattito interno e la concentrazione delle decisioni in cerchie ristrette hanno prodotto una evidente perdita di peso politico ed elettorale.
I dati degli ultimi anni confermano senza ambiguità questo arretramento.
Elezioni politiche 2022: nonostante il contesto nazionale favorevole e la coalizione di governo, Forza Italia in FVG non è riuscita a eleggere nemmeno un parlamentare, segnando un fallimento storico nella capacità di tradurre il consenso in rappresentanza diretta.
Elezioni regionali 2023:il partito ha toccato il proprio minimo storico in una competizione regionale in Friuli Venezia Giulia, fermandosi al 6,66%, con una rappresentanza consiliare ridotta ai minimi termini e con un peso politico drasticamente ridimensionato anche rispetto agli alleati di coalizione.
Elezioni europee 2024: nonostante il trend nazionale favorevole e la forte spinta impressa dal Segretario Nazionale on. Antonio Tajani, Forza Italia in FVG si è fermata al 7,06%, al di sotto della media nazionale del 9,61%, segno evidente dell’incapacità della struttura regionale di tradurre il consenso nazionale in radicamento territoriale.
Elezioni amministrative: nei principali comuni della regione, il partito ha mostrato crescenti difficoltà nel mantenere presenza, rappresentanza e capacità attrattiva, perdendo posizioni e faticando persino nella costruzione di liste competitive.
A Pordenone il consenso risulta essersi quasi dimezzato, dal 12,9% al 5,84%; a Monfalcone si è registrata una flessione dall’8,12% al 5,73%. Questi numeri non descrivono una fisiologica oscillazione elettorale, ma un declino politico che chiama in causa la qualità della guida regionale e il metodo con cui il partito è stato gestito.
Tale declino non è casuale. È il risultato di una gestione che troppo spesso ha evitato il confronto interno, ha mortificato il ruolo degli organismi statutari, ha escluso il contributo degli amministratori e dei dirigenti territoriali e ha trasformato il partito in una struttura chiusa, verticale e scarsamente permeabile al merito e alla partecipazione.
La mancata convocazione regolare degli organismi di partito, l’assenza di una cabina di regia condivisa, la debolezza del coordinamento politico e la scarsa trasparenza nelle scelte strategiche hanno prodotto sfiducia, disaffezione e diversi qualificati allontanamenti. In un partito che si richiama ai valori liberal-popolari, tutto ciò non può essere derubricato a problema secondario di organizzazione interna.
Per queste ragioni, il presente documento formalizza il nostro dissenso rispetto al metodo gestionale che ha caratterizzato il Partito regionale negli ultimi anni. Non si tratta di una polemica personale, ma di una critica politica fondata, maturata nei fatti e resa ormai inevitabile dal rifiuto opposto a ogni serio tentativo di confronto unitario.
Riteniamo che un partito liberale debba affrontare le sfide congressuali con spirito di confronto: Forza Italia crede nella libera concorrenza delle idee e nella trasparenza delle regole del gioco. Di qui, i nostri punti qualificanti.
Necessità di apertura, inclusività e rinnovamento del partito
Forza Italia in Friuli Venezia Giulia deve tornare a essere un partito autenticamente aperto, inclusivo, plurale e realmente contendibile. Non può continuare a presentarsi come una struttura chiusa, impermeabile al dissenso e incapace di valorizzare le energie migliori della società civile, delle professioni, dell’impresa, dei giovani e dei territori.
Il rinnovamento non può essere evocato soltanto come formula retorica. Esso richiede un cambiamento reale di metodo, di stile politico e di selezione della classe dirigente, superando logiche di mera conservazione del vertice e restituendo centralità al merito, alla competenza e al lavoro effettivamente svolto sul territorio.
Troppo spesso il richiamo ai giovani è stato ridotto a immagine, senza corrispondere a reali spazi di incidenza politica. Un partito liberale non può usare il rinnovamento come ornamento lessicale: deve praticarlo nella vita interna, negli organismi e nei processi decisionali.
Valorizzazione reale del territorio: amministratori, dirigenti e iscritti
Il valore di Forza Italia risiede nella propria comunità politica diffusa: amministratori locali, dirigenti territoriali, iscritti, militanti, rappresentanti istituzionali e i membri dei dipartimenti tematici. Tuttavia, negli ultimi anni, proprio questa comunità è stata troppo spesso marginalizzata, consultata solo in forma episodica o, più spesso, del tutto esclusa dai passaggi più rilevanti.
Il distacco crescente ha indebolito il radicamento territoriale e ha estromesso la base del partito. In particolare, i dipartimenti – che dovrebbero essere il cuore progettuale e innovativo del partito, dove si elaborano politiche su economia, giustizia, scuola, famiglia, ambiente e innovazione – sarebbero dovuti essere maggiormente arricchiti e valorizzati con competenze regionali dei nostri dirigenti di Partito.
Il partito deve riconoscere e valorizzare il merito in modo concreto, evitando di ricorrere sistematicamente ad auto-riconoscimenti nei massimi livelli istituzionali e puntando a una fisiologica alternanza nella rappresentanza delle cariche, attribuendo altresì il giusto riconoscimento a chi si presenta alle elezioni e lavora sul territorio.
Non vi è rilancio possibile senza una restituzione piena di dignità politica a chi ogni giorno rappresenta Forza Italia nelle istituzioni locali e nella società regionale e senza attivare concretamente i dipartimenti come luoghi di proposta, coordinamento e responsabilità politica effettiva.
Richiamo al rispetto della legalità statutaria e del ruolo dell’organizzazione
Il rispetto dello Statuto non può essere invocato in modo selettivo né piegato a esigenze contingenti. Gli organismi di partito devono essere convocati con regolarità, secondo tempi, forme e prerogative previste, perché la democrazia interna non è un ostacolo alla guida politica, ma la sua condizione di legittimità.
Anche il settore dell’Organizzazione deve essere sottratto a una connotazione unicamente nominalistica e riportato al proprio compito naturale di coordinamento, pianificazione, radicamento territoriale e supporto alla vita democratica del partito.
Particolarmente delicato è il tema del tesseramento 2025, che ha registrato un’impennata regionale del 327,54%, da 1.238 a 4.055 iscritti, con un incremento del 770,26% nella sola provincia di Udine. Una crescita tanto repentina, non accompagnata da analoga espansione del consenso elettorale e della presenza politica reale, impone verifiche rigorose, perché il tesseramento deve rappresentare partecipazione autentica e non alterazione dei pesi democratici interni in funzione congressuale.
Rilanciare il ruolo politico di Forza Italia in Regione
Il Friuli Venezia Giulia, in quanto Regione autonoma speciale, richiede una forza politica capace di elaborare visione, presidiare le riforme e incidere realmente nella coalizione. Forza Italia non può limitarsi a subire decisioni altrui o a registrare passivamente indirizzi definiti altrove.
Serve una presenza politica autorevole nella scrittura delle riforme regionali, dalla sanità agli enti locali, fino alla semplificazione amministrativa. Ma questa autorevolezza non può nascere da un partito internamente chiuso e organizzativamente debole: senza democrazia interna, anche la credibilità esterna si consuma.
LINEE PROGRAMMATICHE: L’IMPRONTA LIBERALE.
Le macro-linee programmatiche qui richiamate mantengono piena validità politica, ma acquistano oggi un significato ulteriore: esse segnano la distanza tra ciò che Forza Italia in Friuli Venezia Giulia dovrebbe essere e ciò che, negli ultimi anni, troppo spesso è stata nella concreta prassi politica e organizzativa.
Forza Italia deve rivendicare il metodo del buonsenso, dell’equilibrio e della mediazione come propria cifra distintiva. Ma tale metodo deve valere anche dentro il partito: non può essere predicato all’esterno e negato nei comportamenti interni, nel rapporto con il dissenso e nella gestione del pluralismo.
In una regione di confine, l’europeismo non è una postura ornamentale, ma una scelta strutturale. Proprio per questo serve un partito regionale capace di visione, apertura e confronto, non una comunità politica compressa da meccanismi autoreferenziali e da una conduzione che impoverisce il dibattito.
Meno burocrazia, meno tasse, più concorrenza, più efficienza amministrativa: questa resta la direttrice liberale che Forza Italia deve portare nelle istituzioni regionali. Tuttavia, una linea politica credibile richiede coerenza tra principi proclamati e modalità di organizzazione del partito, perché non vi può essere cultura liberale all’esterno in assenza di metodo liberale all’interno.
I grandi temi regionali — diritti, integrazione, denatalità, fuga dei talenti, scuola, formazione, sanità territoriale — richiedono una forza politica seria, competente e radicata. La debolezza organizzativa e il restringimento degli spazi interni di confronto hanno invece contribuito a impoverire la capacità del partito di elaborare una proposta forte e riconoscibile su questi dossier.
CONCLUSIONI
Il Friuli Venezia Giulia ha una vocazione storicamente liberale, europea e transfrontaliera. Proprio per questo Forza Italia regionale avrebbe avuto bisogno, in questa fase, di una guida capace di includere, ascoltare, coordinare e costruire un percorso congressuale realmente condiviso.
Ciò non è avvenuto. La disponibilità a una soluzione unitaria non è stata, nei fatti, mai presa in considerazione; il confronto richiesto non è stato praticato; l’apertura evocata non si è tradotta in un percorso politico trasparente e rispettoso della comunità del partito.
Per questo il presente documento assume un valore pienamente politico, in quanto inserito nella fase congressuale. Esso rappresenta una critica netta al metodo seguito nella gestione del partito regionale e insieme la rivendicazione di un’altra idea di Forza Italia: aperta, democratica, radicata, più credibile e rispettosa delle proprie regole e delle proprie energie migliori.
Non si tratta di alimentare divisioni personali, ma di affermare con chiarezza che senza confronto vero, senza rispetto dello Statuto, senza valorizzazione dei territori e senza una vera e autentica contendibilità interna non vi è rilancio possibile. Solo con una svolta radicale e un reale rinnovamento potremo essere in grado di dare gambe a quel cambiamento strutturale necessario per far ripartire il nostro partito a livello regionale.
Luca Della Schiava Piero Mauro Zanin Isabella De Monte Marco Rota Francesco Piscopo Marco Stener Eugenio Zoppolato Giuliano Castenetto Emanuele Zanon Danilo Moretti Tiziana Cividini
Firmiamo come rappresentanti dei rispettivi territori, come voce di un gruppo numeroso di iscritti, amministratori locali e militanti che condividono integralmente le posizioni esposte in questo documento.

