Parliamo oggi dei controlli, fatti e da fare , annunciati dal Sottosegretario all'Editoria, nei confronti dei contributi pubblici distribuiti ai giornali. Questa lettura aiuterà a capire perchè nonostante ci siano tanti italiani con il cuore che batte a centrodestra, come i sottoscritti, spesso preferiscono astenersi dal voto. “A seguito degli ultimi controlli effettuati sono emerse delle irregolarità a causa di documenti “non veritieri, sulla base dei quali erano stati erogati i contributi”. A fronte di queste irregolarità, il Dipartimento avrebbe annullato i provvedimenti che ave“A seguito degli ultimi controlli effettuati sono emerse delle irregolarità a causa di documenti “non veritieri, sulla base dei quali erano stati erogati i contributi”. A fronte di queste irregolarità, il Dipartimento avrebbe annullato i provvedimenti che avevano garantito agli editori interessati di ricevere quei contributi.
Uno dei quotidiani che riceve i maggiori finanziamenti è Libero. Quotidiano di proprietà dell’imprenditore della sanità, immobiliarista e politico, Antonio Angelucci, che controlla la società Editoriale Libero attraverso la Finanziaria Tosinvest, sul cui sito capeggia in bella mostra il logo del giornale in questione, ma che grazie allo stratagemma di “affittare” la testata alla Fondazione San Raffaele, riconducibile di fatto sempre agli Angelucci, riesce appunto ad ottenere cospicui contributi statali.
La Fondazione San Raffaele non pubblica i bilanci, è un ente non profit, gestisce alcune attività sanitarie e controlla al 100% l’Editoriale Libero che prende in affitto la testata “Opinioni Nuove-Libero Quotidiano”. Lo schema fondazione + testata beneficiaria dei contributi dà appunto accesso ai fondi per l’editoria.
Tuttavia lo statuto della Fondazione dice che l’ente, “apolitico e apartitico”, ha lo scopo di contribuire all’ «esplorazione di nuove strade nella ricerca … nel trattamento di ogni forma di disabilità […] disporre liberalità con finalità assistenziale e/o di ricerca» ecc. Ed è categorico nell’affermare che “la Fondazione non potrà svolgere alcuna altra attività se non quelle previste dallo statuto”. Nel quale non c’è una sola parola che faccia riferimento anche lontanamente all’editoria o a quote di società editoriali. Eppure il 9 novembre 2020 la Fondazione ha comprato dalla Finanziaria Tosinvest per 7,8 milioni [rate fino al 2025] un ulteriore 40% dell’Editoriale Libero di cui già possedeva il 60%. Oggi Libero rappresenta una fetta preponderante del patrimonio della Fondazione
Così facendo, dal 2003 al 2023, Libero ha ricevuto la bellezza, si fa per dire, di circa 111 milioni di euro di finanziamenti diretti. Questo nonostante nel 2011 e 2012 non abbia ricevuto tali contributi poiché prima sono stati posti sotto sequestro giudiziario 20 milioni proprio alla famiglia dell’editore Angelucci, che in seguito è stato condannato a un anno e 4 mesi di reclusione per falso e tentata truffa nell’ambito di un processo legato ai contributi pubblici percepiti.
Vicende che definire torbide è un eufemismo. Ma non c’è solo questo.
Drammatiche le vendite del quotidiano diretto da Sechi. Stando ai dati ADS, nel 2013 Libero ha venduto più di 84 mila copie nel giorno medio. A fine 2024 sono diventate circa 18 mila copie. In calo di ben il 78.4%.
Eppure i contributi statali al giornale, che stando alla normativa dovrebbero [il condizionale è d’obbligo] basarsi anche sulle copie cartacee distribuite e vendute, come mostra il prospetto da compilare sotto riportato, era pari a 5,4 milioni nel 2013. Ed è esattamente di 5,4 milioni nel 2023″. Ma c'è ancora tanto da capire nella galassia Angelucci come, ad esempio, la scelta dei direttori e il loro walzer di poltrone.






